
Il caos che genera futuro
Ecco il testo ripulito, senza spazi inutili e con l’interruzione “festivalfilosofia 2026 – caos” rimossa dal corpo:
Il caos, per festivalfilosofia 2026, non è una metafora della confusione contemporanea, è piuttosto una soglia: il punto in cui un ordine si incrina, le forme fino ad oggi conosciute perdono stabilità e qualcosa di inatteso può cominciare a prendere corpo.
Dal 18 al 20 settembre, tra Modena, Carpi e Sassuolo, la ventiseiesima edizione del festival invita il pubblico a guardare il disordine come una condizione da attraversare. Il caos diventa così energia generativa, passaggio trasformativo, materia instabile da cui possono emergere nuovi mondi, nuove regole e nuove possibilità di pensiero.
Il programma conferma la struttura che ha reso riconoscibile la manifestazione: lezioni magistrali, dibattiti, mostre, spettacoli, reading, cinema, laboratori, attività per bambini e ragazzi e cene filosofiche. Gli appuntamenti saranno oltre 150, tutti gratuiti, distribuiti nelle tre città emiliane e sostenuti da una rete ampia di istituzioni e partner culturali. Il cuore resta quello delle lezioni, con 57 incontri tra piazze e cortili, ma attorno a questo nucleo si sviluppa un programma creativo particolarmente esteso, pensato per portare il tema anche nei linguaggi della visione, dell’ascolto, della performance e della partecipazione.
Il punto di partenza è una domanda radicale: quale ordine può nascere dal caos? L’edizione 2026 si muove dentro un presente segnato dalla dissoluzione di vecchi equilibri, da crisi climatiche, mutamenti geopolitici, guerre, trasformazioni tecnologiche e processi sociali difficili da prevedere. Eppure il festival suggerisce che l’incertezza non coincide necessariamente con il puro arbitrio. Anche quando sembra dominare il disordine, esistono logiche, dinamiche e traiettorie che la filosofia può aiutare a riconoscere. Il caos riguarda i mercati e il clima, la scienza e l’evoluzione, la politica e la vita collettiva. Non è solo il contrario dell’ordine: spesso è il luogo in cui gli ordini si formano, si rompono e si riorganizzano.
A guidare il programma creativo saranno cinque fulcri teorici: genesi, norme, creatività, metamorfosi e apocalissi. La genesi apre il percorso sul caos come forza originaria, capace di far emergere forme e possibilità nuove. Dalle cosmogonie antiche alle scienze contemporanee, dalla natura alle pratiche artistiche, ogni nascita implica una zona di indeterminazione: qualcosa non è ancora definito, ma proprio per questo può diventare mondo. In questa prospettiva il caos non è vuoto, ma potenza di formazione.
Il secondo asse, quello delle norme, sposta l’attenzione sul rapporto tra ordine e disordine nella vita civile, politica e sociale. Le regole non sono strutture immobili: nascono per contenere, orientare, rendere possibile la convivenza, ma possono anche irrigidirsi, essere infrante, contestate o riscritte. Il caos mostra allora il lato fragile e dinamico delle istituzioni, ricordando che ogni ordine collettivo è anche il risultato di conflitti, negoziazioni e ricomposizioni.
Con la creatività, il festival entra nel territorio più immediatamente artistico del tema. Creare significa spesso rompere uno schema, accogliere l’imprevisto, trasformare l’errore in occasione. Mostre, installazioni, concerti, teatro, fotografia e pratiche laboratoriali saranno chiamati a mostrare come il caos possa diventare metodo, non solo contenuto. La sperimentazione artistica vive proprio in questa tensione: perdere una forma già data per cercarne una più viva, più adatta, più sorprendente.
Il quarto fulcro, le metamorfosi, riguarda i processi di trasformazione che attraversano individui, comunità, linguaggi e ambienti. Cambiare non significa soltanto passare da una forma all’altra, ma abitare una fase intermedia, spesso instabile, in cui non si è più ciò che si era e non si è ancora ciò che si diventerà. In questa zona di passaggio il caos assume una dimensione esistenziale e collettiva: racconta la vulnerabilità dei sistemi, ma anche la loro capacità di adattarsi, reagire e reinventarsi.
Infine, le apocalissi verranno interpretate nel loro significato originario di rivelazione. Non soltanto fine, catastrofe o rovina, ma disvelamento. Quando un assetto crolla, qualcosa viene alla luce: responsabilità rimosse, fragilità nascoste, possibilità di ricostruzione. In questo senso il caos può essere traumatico, ma anche conoscitivo. Dissolve ciò che sembrava definitivo e rende visibili nuovi orizzonti.
Tra i protagonisti annunciati figurano voci centrali del dibattito filosofico e culturale contemporaneo, da Rosi Braidotti a Massimo Cacciari, da Adriana Cavarero a Donatella Di Cesare, da Umberto Galimberti a Michela Marzano, da Massimo Recalcati a Gianfranco Ravasi, insieme a numerosi debutti, tra cui Guido Tonelli, Alfio Quarteroni, Carissa Véliz, Serenella Iovino, David Armitage, Luke Kemp, Mario Del Pero, Pierre Charbonnier e Mariarosaria Taddeo. La sezione dedicata ai classici accompagnerà il pubblico dentro i testi che hanno segnato svolte decisive nel pensiero occidentale, offrendo strumenti per leggere il caos non solo come tema del presente, ma come questione che attraversa l’intera storia della filosofia.
Il programma creativo allargherà ulteriormente il campo. Performance e spettacoli affronteranno il caos contemporaneo nelle sue implicazioni più urgenti: Mario Tozzi rifletterà sulle responsabilità umane di fronte al cambiamento climatico, Andrea Pennacchi porterà in scena il male della guerra, mentre il collettivo La Ragione di Stato mostrerà come lo sport globale, in particolare il calcio, rifletta follie, tensioni ed eccessi della geopolitica. Accanto a questi appuntamenti, quasi quaranta mostre e installazioni coinvolgeranno istituzioni artistiche pubbliche e gallerie private, componendo un paesaggio diffuso in cui arti visive, teatro, musica, cinema e narrazione dialogano con la riflessione filosofica.
Ne emerge un festival che non si limita a parlare del caos, ma prova a farlo percepire nelle sue molte forme. Il pubblico sarà invitato ad attraversarlo con il pensiero, con lo sguardo, con l’ascolto e con l’esperienza diretta. Perché il caos, quando viene interrogato, può smettere di essere soltanto minaccia e diventare una grammatica del cambiamento: il luogo inquieto in cui ciò che finisce lascia spazio a ciò che può ancora cominciare.
Per maggiori informazioni di seguito il link: https://www.festivalfilosofia.it
