
Caffè e Alzheimer
Lo studio presentato al Congresso Internazionale 2024 sull’Alzheimer, tenutosi a Philadelphia, ha evidenziato una possibile relazione tra il consumo di caffè e il declino cognitivo. Il consumo di caffè, una delle bevande più diffuse al mondo, se supera un livello considerato moderato, potrebbe contribuire al deterioramento delle funzioni cognitive. I risultati provengono da una ricerca condotta su oltre 8.000 persone, prevalentemente donne (60%) e di etnia caucasica (97%), tratte dalla UK Biobank, una banca dati che include oltre mezzo milione di individui nel Regno Unito.
I partecipanti, tutti privi di deficit cognitivi al momento dell’arruolamento, sono stati divisi in tre gruppi in base al consumo di caffè: alto (più di quattro tazze al giorno), moderato (da una a tre tazze) e nullo. In modo simile, è stata analizzata anche l’assunzione di tè. I dati relativi al consumo di queste bevande erano auto-riferiti, ma considerati attendibili poiché basati su abitudini consolidate. La funzione cognitiva dei partecipanti è stata valutata all’inizio dello studio e durante almeno due controlli successivi.
L’analisi ha rivelato che i soggetti con un consumo elevato di caffè mostravano un declino cognitivo più rapido rispetto a quelli con un consumo moderato o nullo, con un follow-up medio di circa 8,8 anni. In particolare, le persone che bevevano da una a tre tazze di caffè al giorno avevano un declino cognitivo significativamente inferiore rispetto a chi ne consumava di più, suggerendo che un’assunzione moderata potrebbe avere un effetto protettivo. Per il tè, invece, il consumo moderato o elevato sembrava offrire vantaggi cognitivi rispetto all’assenza di consumo.
